Griglieria di Viustino 65 - Piacenza
       
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Griglieria a Piacenza

L'Agriglieria di Viustino, 65 è luogo ideale dove le famiglie possono passare ore liete con i bambini, liberi di afferrare una coscetta di pollo con le mani e assaporare quello che altrimenti non conosceranno mai, come era e come dovrebbe essere; dove si vedono i nostri polli, faraone, anatre muoversi liberamente nei campi; dove i buongustai possono far propri i profumi e i sapori della nostra bottega e delle nostre cantine; dove l’eccellenza alimentare non è un lusso; dove le persone possono avere un sicuro riferimento per le cose buone delle campagne piacentine... semplicità, genuinità e franchezza.

Storia, naturalezza e ospitalità: l’incontro tra la terra e le persone.

La storia
La palazzina è la fortezza d’avamposto del Castello di Viustino (PC). Secondo un cronista dell'epoca, nel 979 l'imperatore Ottone, entrato in Piacenza, dopo aver creato milites i fratelli Lanfranco, Opizzo, Jacopo, Gherardo e Fero, li investì in perpetuo del castello di Vicojustino.
Nel 1314, i guelfi piacentini fuorusciti dalla città, capeggiati da Leonardo Arcelli e Giacomo Sagimbene, attaccarono nella località detta «Frescarolo» i soldati di Galeazzo Visconti, obbligandoli ad abbandonare notevoli quantità di vino razziato agli abitanti di Chero, Sariano e Corneliano. Per vendicarsi, il duca inviò nella zona un contingente di uomini reclutati a Borgo San Donnino con l'ordine perentorio di distruggere Viustino. Il fortilizio fu in seguito teatro di un violentissimo scontro tra guelfi e ghibellini piacentini, avvenuto nell'aprile del 1373 quando Marcello Braciforte, a causa di un incendio verificatosi nel castello di Corneliano (che egli teneva in nome della Chiesa), si rifugiò nella torre di Viustino presidiata anch'essa dalle truppe pontificie.
A questa notizia numerosi ghibellini della zona di San Giorgio, guidati da Martilio Anguissola si portarono nella località cingendo d'assedio il castello. Il Braciforte, obbligato ad arrendersi alle preponderanti forze avversarie, venne fatto prigioniero e, poco dopo, impiccato a Piacenza fuori Porta San Raimondo.
L'edificio, sottoposto nel passato a molteplici ricostruzioni, conserva intatto un solido torrione che si innalza al centro del corpo di fabbrica.

 

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